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Cefalometria. È utile?

La cefalometria può servire:

  1. per la tipologia
  2. per conoscere la posizione del mascellare superiore
  3. per conoscere la dimensione e la posizione della mandibola
  4. nelle sovrapposizioni con uno schema ideale per stabilire un VTO (visualizzazione degli obiettivi di trattamento secondo Ricketts)
  5. per evidenziare durante un trattamento la progressione dei progressi avvenuti (oppure non avvenuti)
  6. per verificare il raggiungimento degli obiettivi a fine trattamento (sovrapposizione del tracciato finale all’iniziale)
  7. per conoscere i “segni d’allarme” nelle 3e classi
  8. nella didattica
  9. per la ricerca
  10. nella giurisprudenza

 

  1. Analizzando alcuni parametri è possibile definire la tipologia del paziente con grande precisione. Nella terapia dei pazienti in crescita è indispensabile conoscere la loro tipologia, anche perché certi procedimenti terapeutici (come un elastico nelle 2e classi) sono controindicati nella tipologia dolico 2-3 deviazioni cliniche.E’ indispensabile quindi eseguire un tracciato in questi casi?
    No perché la tipologia può essere desunta dalla semplice visione della radiografia con un’analisi strutturale. I tracciati che allego (1 e 2) sono rappresentativi di 2 tipologie estreme dolico e brachi.I fattori che definiscono la tipologia secondo Richetts e Bjork sono:

    • Tipologia dolico: sinfisi allungata e stretta; condilo sottile inclinato indietro; incisura preangolare; canale del nervo mandibolare diritto; grande inclinazione del piano mandibolare; branca montante più sottile;
    • Tipologia brachi: sinfisi rotonda e larga; condilo robusto e diritto; canale mandibolare curvo; non c’è incisura pregoniale; inclinazione del piano mandibolare e degli altri piani orizzontali tendente ad essere paralleli fra di loro; branca montante più larga
  2. e
  3. Bisogna conoscere dove è il problema per intervenire con una corretta terapia.
    Ma l’occhio, il senso clinico, l’estetica individueranno questa sede del problema con “facilità”.
  4. Per i giovani ortodontisti può essere utile vedere quali sono gli obiettivi del trattamento. Questi saranno più facili da individuare o evidenziare sovrapponendo il tracciato del paziente ad uno ideale.
  5. e
  6. Siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi auspicati nel piano di trattamento ed anche nella documentazione del caso? Niente di meglio di questo tipo di sovrapposizione
  7. ci sono strutture la cui misurazione e conoscenza riesce a far capire nelle 3e classi dove è localizzato il problema della malocclusione e se è correggibile. Quindi serve anche per la prognosi.
    Stiamo parlando, per esempio,
    A) della distanza del porion dal Ptv,che se corto è un valore molto negativo perché immodificabile;
    B) della lunghezza della base cranica anteriore, che se corto non sarà possibile portare in avanti un mascellare superiore retruso con la maschera di Delaire (e se grande dimostra grande sviluppo del lobo anteriore del cervello e questa notizia e molto gradita dai genitori perché dimostra più intelligenza e maggiori possibilità intellettive);
    C)della lunghezza della mandibola che un po’ si potrà modificare con opportuna terapia.
  8. nella didattica la cefalometria può essere di grande aiuto, con le limitazioni e la prudenza necessaria, che esamineremo in seguito
  9. nella ricerca. Bjork ha fatto ricerche molto interessanti con una tecnica di impianti metallici sia per lo studio della crescita come pure per lo studio dei cambiamenti morfologici durante terapie mirate. Egli conclude la sua ampia ricerca dicendo che: “le sovrapposizioni classiche (per esempio sulle linee SN) non sono valide per uso scientifico, essendo sede di modellamento e riassorbimento.”
    Egli consiglia un tipo di sovrapposizione su strutture immodificabili: lamina cribrosa, sella turcica nella sua parte anteriore, la parete anteriore della fessura pterigomascellare, la grande ala dello sfenoide nella sua porzione verticale, ecc
  10. Se portato in giudizio, il collega ortodontista che non ha eseguito la cefalometria, viene accusato di negligenza ed imperizia.

Avete capito che, dopo 40-45 anni di esperienza, pur allievo innamorato del mio grande maestro Ricketts ed amico fraterno di Vion, non sono molto fedele al tracciato cefalometrico.
Faccio sempre la rx grafia laterale del cranio ma il tracciato lo eseguo solo nelle 3e classi in età evolutiva, per i segni d’allarme.

Seguo l’impostazione logica di Julien Philippe che nel suo libro del 1980 “Piani di trattamento in ortodonzia” nel cap.2° fa delle affermazioni che condivido completamente e che cito ampiamente:

“Fu un errore assegnare all’ortodonzia lo scopo di “normalizzare” le strutture… e di avvicinare le norme di tutti i soggetti ad un archetipo detto “normale” … una frenesia di perfezionamento trasformò velocemente una media aritmetica in valore “ideale” ed un valore ideale in valore idolo.
La regola in biologia è la variazione.
Attualmente, per la maggior parte degli ortodontisti, è l’analisi cefalometrica che detta gli obiettivi del trattamento … lo scopo del trattamento è di avvicinare i valori individuali alle norme proposte da un metodo.”

La critica che in seguito Philippe fa alla poca precisione della definizione dei vari punti cefalometrici è molto ampia. Mi limiterò solo a citare poche righe:

“I punti che definiscono le linee e i piani di riferimento sono spesso legati alle malocclusioni che pretendono di misurare. E’ stato dimostrato che la base del cranio (SN) è più corta nelle 3e classi e più lunga nelle 2e. D’altra parte Bjork e … hanno dimostrato che la base del cranio … era inclinata in alto ed in avanti nei casi di rotazione posteriore, ed in basso ed in avanti nei casi di rotazione anteriore. La linea SN è quindi … nella sua dimensione ed orientamento associata al tipo di malocclusione.
Come allora ci si può appoggiare su questa linea per valutare questa malocclusione? E’ in qualche modo l’anomalia che misura se stessa!”

La media aritmetica non dà una garanzia di salute né di bellezza e non è conveniente presentare al paziente uno scarto rispetto alla media come un’anomalia, anomalia che giustificherebbe il trattamento.”

”Le analisi cefalometriche si basano su delle medie; la loro applicazione clinica si limita a mostrare la posizione di un paziente rispetto alla media del gruppo; non devono essere utilizzate per stabilire gli scopi del trattamento.(Horowitz e Hixon,in Wood, citato da Philippe)”.

Quindi è la clinica e solo essa che ci guiderà nello stabilire una diagnosi ed un trattamento. Rare volte la cefalometria può servire (come nelle 3e classi), con le dovute cautele, ma è sempre la clinica che stabilirà le regole.

In ultimo aggiungo che la scuola di Burstone (con Louis Deblock e Melsen) parlano nella diagnosi di “problem list” (elenco dei problemi) che prescinde totalmente dalla cefalometria basandosi solo sula clinica. Vedere il libro di M.R.Marcotte ed il capitolo 11del suo libro di biomeccanica.

cefalonometria cefalonometria cefalonometria cefalonometria

 

Bibliografia
Julien Philippe. Piani di trattamento in Ortodonzia.1980.Ed Cides Odonto. Torino
Ricketts RM. Cephalometric analysis and synthesis.Amer.J.Orthodont. luglio 1961
Bjork A. Facial growth in Man studied with the aid of metalic implants.Acta Odont.Scand.13,9,1955
Bjork A. Variations in the growt pattern of the human mandible. A longitudinal radiographic study by the implant method. Dental Research 42:400,1963
Vion PE.Anatomie cephalometrique. Ed S.I.D. Vanves 1984
Langlade M. Cephalometrie orthodontique.1978 Maloine Ed.Paris
Michael R.Marcotte. Biomeccanica in ortodonzia. Cap.11:pianificazione…
Louis Deblock. Corsi di Lecco 1993

Charles J.Burstone. Corsi di aggiornamento della SIDO 1985

Dott. Edmondo Spagnoli  (Lecco)

 

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